Dalle origini al nuovo teatro settecentesco
Vero gioiello architettonico e fulgido esemplare di teatro all’italiana del tardo Settecento, il Teatro dell’Aquila della città di Fermo rappresenta un portentoso sodalizio tra equilibrate definizioni architettoniche, decorazioni preziose e un’acustica intimamente suggestiva capace di destare le emozioni non solo di una comunità ma di una nazione intera. Nella città di Fermo l’attività teatrale è documentata dall’inizio del XVI secolo e si svolgeva all’interno del Palazzo dei Priori, prima nella sala delle Commedie e in seguito nella “Gran sala del Suffittu”, oggi detta dei “Ritratti”. Nel 1746 il Consiglio delibera affinché si costruisca nella sala stessa un nuovo teatro su progetto dell’architetto Domenico Bianconi. Il nuovo teatro venne utilizzato costantemente nel Palazzo dei Priori fino al 1774, quando, in seguito ad un incendio che ne causò la distruzione, venne decretata l’esigenza della progettazione di un teatro stabile in un’area ubicata in prossimità di Piazza del Popolo, vicino a luoghi e edifici rappresentativi. Per volontà della Sacra Congregazione del Buon Governo, il progetto venne realizzato da Cosimo Morelli, architetto dello Stato Pontificio, tra il 1780 e il 1791.
L’architettura e l’identità civica
Il nuovo teatro (adiacente all’attuale Palazzo Comunale, sorge su Via Mazzini, la via che collega Piazza del Popolo alla Cattedrale) introduce la tipologia a pianta ellittica, quattro ordini di palchetti a fascia più loggione e un ampio palcoscenico tripartito secondo una ideazione neo-cinquecentesca. L’innovazione strutturale indubbiamente originale innestata dal Morelli riguarda la soluzione del soffitto a volta ribassata e l’eliminazione del proscenio architettonico, permettendo così di avvicinare la sala al palcoscenico.
Gli interni e l’apparato decorativo
A fine ‘700 l’architetto e pittore Giuseppe Lucatelli provvide oltre all’introduzione di alternative architettoniche, tra cui la riduzione del palcoscenico, anche alla realizzazione di opere di decorazione e finitura dei palchi in stucco dorato.
In seguito a un successivo incendio nel 1826, venne svolto un nuovo restauro (proposta progettuale di Ghilelli) che interessò la struttura del tetto, la formazione del “cannucciato” della volta, i parapetti dei palchi e i divisori in foglio. Dopo la ricostruzione venne affidato al pittore romano Luigi Cochetti il compito di decorare il soffitto della volta con una pregevole composizione mitologica raffigurante i Numi dell’Olimpo, con Giove, Giunone, le tre Grazie e le sei Ore notturne e un nuovo sipario (1828) ritraente Armonia che consegna la cetra al genio fermano (la scena si svolge in un paesaggio alberato attraversato dal fiume Tenna, rappresentato simbolicamente da un vecchio semisdraiato ai piedi di un albero). Inoltre, al centro del soffitto, splende un grande lampadario a 56 bracci in ferro dorato e foglie lignee, alimentato originariamente a carburo, ordinato a Parigi nel 1830. Durante il corso del ‘900, quando vennero svolti nuovi lavori di restauro, furono rinvenute quattro scenografie originali e autografe di Alessandro Sanquirico che mostrano una piazza con palazzo greco-romano, il “luogo magnifico”, un bosco e un interno rustico. Lavori di restauro notevolmente considerevoli furono espletati alla fine degli anni Novanta del XX secolo. La struttura è dotata anche di una graticciata storica per il trasferimento dei fondali d’epoca tra il palcoscenico e la torre scenica. Al di sotto della struttura si trova un sistema antincendio, originariamente progettato per essere riempito d’acqua al fine di prevenire la propagazione delle fiamme.
Un teatro vivo
Con il grande palcoscenico di circa 350 metri quadrati, una capienza di circa 1.000 posti con 124 palchi ripartiti in cinque ordini a cornice della platea e una pregevole acustica fanno del Teatro dell’Aquila una delle sale storiche più illustri d’Italia.
La tutela
“La tradizione teatrale di Fermo è documentata dalle molte rappresentazioni che si svolsero dal ‘500 in poi. La prima attività teatrale comunale, sino al 1698, si svolge nella Sala delle Commedie allestita in un’ala del Palazzo Comunale successivamente nella “Sala del Suffitto”, oggi Sala dei Ritratti. Nel 1746 si decide di costruire nella sala stessa un nuovo teatro su progetto dell’architetto Domenico Bianconi, il quale progetta una struttura con cinque ordini di palchi. Distrutto da un incendio nel 1774, il Comune decide di realizzare tra il 1780 e il 1791 il nuovo teatro spostandolo sull’attuale area, affidando l’incarico all’architetto Cosimo Morelli che propone la tipologia a pianta ellittica, inserendo il boccascena tripartito secondo una concezione neo-cinquecentesca; questa soluzione è rivista nel 1795 dall’architetto Giuseppe Lucatelli che ristruttura il palcoscenico e la sala. Nel 1826 un incendio distrugge parte del teatro dal pavimento della platea alla copertura e i successivi lavori di riparazione dei danni, secondo una proposta progettuale attribuita a Giuseppe Ghinelli, prevedono un sostanziale rinnovamento della sala e delle finiture interne. Nel 1830 il Teatro è inaugurato per la terza volta.
Gli ultimi restauri hanno riportato il teatro agli antichi splendori e durante i lavori sono state ritrovate anche le scenografie originali di Alessandro Sanquirico, il maggiore scenografo italiano del primo Ottocento.
Il teatro di dell’Aquila, con una capienza di oltre 800 posti, rappresenta uno dei migliori esempi di edifici teatrali pubblici “all’italiana” presenti nel territorio marchigiano, nato nell’ambito di un rinnovato spirito socio-culturale che testimonia i valori di partecipazione e scambio fra pubblico e privato, prassi che si è perpetuata fino ai giorni nostri”.
Con questa motivazione, la Soprintendenza ABAP per le province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata ha avviato, il 26 luglio 2024, il procedimento dichiarativo dell’interesse culturale del Teatro dell’Aquila, conclusosi il 25 novembre 2024 con la deliberazione n. 117 della Commissione Regionale del Patrimonio Culturale delle Marche che ne ha riconosciuto l’interesse storico, artistico e architettonico, accuratamente illustrato nella proposta istruttoria presentata dalla Soprintendenza. Le risultanze catastali restituiscono tuttora memoria del Condominio del Teatro dell’Aquila, proprietario per una metà del teatro, secondo le forme della gestione condominiale mista – amministrazione pubblica e privati cittadini – con affitto di palchi alle famiglie nobili e ingressi alle autorità, che testimoniano i passaggi del servizio culturale dalla sfera privata, tipica del Cinquecento, a quella collettiva e pubblica che si sviluppò tra la fine del Seicento e l’Ottocento.
.




