ALLA SCOPERTA DEI TEATRI UNESCO: IL TEATRO LAURO ROSSI DI MACERATA

Dalle origini al nuovo teatro settecentesco 

Nel cuore storico e culturale della città di Macerata, prospicente Piazza della Libertà, luogo di aggregazione sociale e di stimolante attività culturale (tra questi figurano la Torre Civica, la Chiesa di San Paolo, il Palazzo del Legato, la Loggia dei Mercanti e Palazzo Rotale) s’innesta uno dei teatri più rappresentativi delle Marche: il Teatro Lauro Rossi  Ospitato all’interno del palazzo comunale del XV secolo, affiancato all’antica torre civica all’angolo della piazza, il Teatro Lauro Rossi è un edificio di proporzioni intime e misurate, caratterizzato da un’atmosfera accogliente che rende ogni spettacolo particolarmente emozionante. L’edificio del teatro forma un complesso con l’antica torre civica (che si eleva per 64 metri) all’angolo di Piazza della Libertà ed è il primo della fila continua di edifici che compongono l’isolato tra Via Santa Maria della Porta e la piazza 
 

L’architettura e l’identità civica 

A partire dal XVI secolo, già all’interno del Palazzo Comunale, la provvisoria Sala della Commedia (stanza per le pubbliche rappresentazioni e nucleo primordiale delle successive trasformazioni del teatro cittadino) venne convertita in teatro stabile il 31 agosto 1663, con l’inaugurazione di un “Teatro comico” su progetto del maceratese Giambattista Franceschini, ispirato ai modelli veneziani e reso esecutivo, anche per le scene, da Cornelio Felici e Giulio Lazzarelli (entrambi di San Severino). Si trattava originariamente di un teatrino di quarantacinque palchetti sviluppati su pianta a U, successivamente integrato con parziali rinnovamenti con l’aggiunta di sette palchetti e l’occupazione di parte del Salone delle Udienze. 
Ma fu nel 1765 che quarantasei nobili decisero di ampliare il piccolo teatro (risalente al 1584 e realizzato da Giuliano Grandi) “nell’istesso sito ma in forma più ampia” affidandone il progetto al celebre architetto Antonio Galli Bibiena. La direzione dei lavori venne condotta da Cosimo Morelli (a partire dal 1769) che apportò lievi modifiche dimensionali, senza però stravolgere il progetto del Bibiena. Morelli provvide anche al disegno delle scene e dei macchinismi per il palcoscenico. Nel dicembre del 1772 la fabbrica era conclusa, ma il Teatro dei Condomini venne inaugurato solo il 2 gennaio 1774 con il dramma Olimpiade del napoletano Pasquale Anfossi. 

La sala aveva conservato la pianta a campana impostata dal Bibiena con le variazioni del Morelli, con una tipologia di sala a quattro ordini da diciassette palchetti, centinati e plasticamente risaltati dai distintivi balconcini estradossati “a bauletto” con balaustri a rilievo che ne fanno un autentico e originale prospetto urbano: una città nel teatro. A essi si integravano gli otto palchi di proscenio, stretti tra i binati di colonne composite che sostenevano il boccascena, un tempo con modiglioni asportati. 

Gli interni e l’apparato decorativo 

Nel 1833 Pietro Ghinelli ricostruì la scala a tenaglia e l’atrio a colonne mentre a Gaetano Ferri, che aveva già dipinto alcune scene nel 1830, fu affidata nel 1835 la realizzazione di un nuovo sipario con il panorama della città fiancheggiato dalle personificazioni del Chienti e del Potenza. 

Nel 1855 Agostino Benedettelli trasformò il quarto ordine di palchi nell’attuale loggione popolare, con parapetti neoclassici a “transenna”, eliminando così i bibieneschi modiglioni del boccascena. 

Nel 1870 il bolognese Luigi Samoggia e l’ingegner Mario Monti contribuirono con le proprie competenze professionali per i necessari restauri conservativi. I lavori favorirono la sistemazione dell’ingresso, la riduzione del numero di colonne nell’atrio, la sostituzione della porta centrale di accesso alla sala, il rafforzamento del soffitto e del pavimento del loggione, l’inclinazione del pavimento della platea, l’eliminazione del palco centrale, l’apertura nel soffitto dell’oculo per la nuova lumiera e l’ampliamento del palcoscenico con la costruzione di un cavalcavia che congiungesse il teatro con la vicina Università. Il fondale del palcoscenico veniva poi sfondato creando una grande apertura archivoltata nel muro perimetrale dell’edificio. Nel 1872 Luigi Samoggia dipinse la volta del teatro e fu inoltre sostituita la balaustra in pietra della scala a tenaglia con una ringhiera in ferro lavorato. Sempre nel 1872 il Comune acquisisce il teatro portando a compimento la stagione dei “Nobili condomini” e nel 1884 il teatro viene intitolato al musicista maceratese Lauro Rossi. 

Un teatro vivo 

Durante il Novecento vennero affrontati ulteriori restauri che concorsero all’ampliamento della platea, alla creazione di una fossa armonica e agli aggiornamenti del prospetto sulla piazza mantenendo le altre porte delle botteghe identiche a quella dell’ingresso già esistente. Intorno alla metà del Novecento il teatro fu soggetto a un radicale restauro del tetto affiancando le vecchie capriate in legno con delle altre in ferro, secondariamente fu esteso l’atrio al piano terra riaprendo la parte est dell’entrata e nel 1986 furono completamente restaurati gli stucchi. Inoltre, il teatro utilizza sistemi di sollevamento sia manuali che motorizzati, garantendo una gestione flessibile ed efficiente del palcoscenico e delle scenografie durante gli spettacoli. 

Con la sua ispirazione bibienesca, diligentemente mantenuta intatta nonostante gli interventi architettonici e i recenti restauri, la sala teatrale di Macerata rappresenta oggi l’eccellenza di una straordinaria testimonianza marchigiana all’interno dello “scenario” stilistico del teatro all’italiana. 

La tutela 

A seguito della richiesta di verifica dell’interesse culturale avanzata dal Comune di Macerata nel 2009, secondo la nuova procedura introdotta con l’entrata in vigore, nel 2004, del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, il 23 luglio 2010 il Teatro Lauro Rossi è stato dichiarato di interesse culturale con Decreto n. 45 del Direttore Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici delle Marche, riconoscendone pienamente il valore storico-architettonico. 

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